Mastoplastica additiva

Le protesi oggi adoperate sono costituite da silicone laminato riempite da silicone in gel più o meno denso. Quasi del tutto abbandonate sono quelle a superficie liscia essendo ormai preferite dalla maggioranza dei chirurghi le micro o macrotesturizzate cioè a superficie ruvida.

L’irregolarità della superficie, generando una capsula più ondulata ed elastica riduce infatti la possibilità di comparsa della complicanza più temuta: la contrattura o fibrosi capsulare. In questo caso la normale consistenza mammaria è aumentata, arrivando, in casi estremi, alla consistenza quasi marmorea e allo spostamento verso l’alto della protesi.

Le protesi hanno volume e forme differenti a seconda della situazione anatomica di partenza e l’obiettivo che si vuole raggiungere. Possono essere ridotte in due categorie: rotonde o anatomiche. Non esiste una protesi migliore, è compito del chirurgo scegliere la più idonea. Quelle anatomiche darebbero un aspetto più naturale, evitando la bombatura della parte superiore della mammella, ma un risultato naturale può egualmente essere raggiunto da una corretta scelta delle protesi rotonde. Le protesi anatomiche, essendo asimmetriche, hanno però (nel 3 % dei casi) la possibilità di ruotare deformando così la mammella.

Le protesi attuali sino molto resistenti e non necessitano di sostituzione dopo un certo numero di anni, non avendo una data di scadenza. In casi rari possono tuttavia presentare delle rotture senza dare segni evidenti se non dopo mesi o anni dal loro danneggiamento. La risonanza magnetica è l’esame che evidenzia meglio l’eventuale lesione, anche se talvolta possono verificarsi dei falsi risultati positivi.

Se la rottura della protesi è diagnosticata diventa imperativa la rimozione della stessa in tempi brevi.
L’intervento chirurgico può essere eseguito sia in anestesia generale che in locale assistita. Le protesi possono essere introdotte attraverso una piccola incisione quasi invisibile localizzata, a scelta della paziente, nel solco sottomammario, lungo il bordo areolare inferiore o nella regione ascellare. La posizione sottoghiandolare, sottomuscolare, o mista (il cosiddetto dual-plane) deve essere scelta dal chirurgo a seconda dei casi.

Non esiste una posizione migliore dell’altra in assoluto. Si preferisce, in genere, la posizione sottomuscolare quando la ghiandola si presenta di spessore sottile o di consistenza molto molle. La dimissione dalla clinica avviene solitamente in giornata stessa e i drenaggi, se posizionati, vengono rimossi dopo 48 ore. Dopo una settimana termina l’iter chirurgico e la paziente deve soltanto indossare un reggiseno contenitivo per qualche settimana ancora. La ripresa dell’attività sportiva relativa alle braccia (tennis, nuoto, golf) è consentita dopo due mesi.